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Thursday
19
APR

Incontri d'autore - Jonathan Rizzo "Eternamente Errando Errando"

21:00
23:00
ARCI Checkpoint Charlie
Event organized by ARCI Checkpoint Charlie

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ARCI Checkpoint Charlie ospita, per il suo appuntamento dedicato ai libri e agli autori, Jonathan Rizzo che presenta il suo "Eternamente Errando Errando", edito da La Signoria Editore.

Una serata con letture e musica d'accompagnamento.
Relatore: Ottavio Rossani

INGRESSO GRATUITO CON TESSERA ARCI

Jonathan Rizzo: Parole e voce, corpo ed anima. Un animale apolide. Radici nel salmastro mediterraneo del Principato elbano, studi storici nel Granducato toscano e palestra di vita sui boulevard parigini. Un gran bastardo senza casa, il cuore lasciato in ostaggio in un paradiso felsineo perduto nella tradizione dei portatori di luce. Autore dei romanzo folli “L'Illusione parigina” edizioni Porto Seguro Firenze ed "Eternamente Errando Errando" edizioni LaSignoria Firenze .

Relatore: Ottavio Rossani, vive a Milano, dove si è laureato In Scienze Politiche e sociali all’Università Cattolica. Poeta, scrittore, pittore e regista teatrale. Come giornalista - 40 anni al Corriere della Sera - ha viaggiato in diversi continenti; ha incontrato potenti e umili negli ambiti della cultura, della politica, della cronaca. Ha scritto saggi storico/letterari e racconti. Tra gli altri: Stato società e briganti nel Risorgimento italiano (2002, tre edizioni); Leonardo Sciascia (1990); Servitore vostro humilissimo et devotissimo (1995), Le parole dei pentiti (2000). Sei i libri di poesia: Le deformazioni (1976), Falsi confini (1989), Teatrino delle scomparse (1992), Il fulmine nel tuo giardino (1994), L’ignota battaglia (2005) e Riti di seduzione (2013). Molte le plaquette di poesie, corredate da suoi disegni. I suoi quadri Si trovano in collezioni private, in Italia e all’estero. Una sua pièce, Se mi vengono i brividi, è stata rappresentata a Buenos Aires, con la sua regia.

Accompagnamento musicale
Francesco : L'uomo, le sue dita. Il pianoforte, i suoi tasti. Fusione dell'anima. Figlio degli Dei classici, dall'antica Roma all'amata Bologna per ardere di nuova vita sotto le stelle della bella turrita. Novello Nerone con la cetra in mano.
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ETERNAMENTE ERRANDO ERRANDO
Il viaggio come unica speranza dell’uomo per trovare se stesso. Quel sé che non attende alla fine, ma si coglie nel mentre. Il viaggio come fuga dalla realtà, dalle responsabilità, dal dolore. Come fuga anche da se stessi. Perdersi cercandosi, trovarsi forse dopo l’accettazione di ogni sconfitta, forse. La sincera ammissione della disperazione della condizione umana e nello specifico di quella dell’autore. Poeta funambolo che in ogni sua parola pone duplici significati. Eternamente Errando Errando : Il senso labirintico di una assenza di soluzione nel concetto di eternità come condanna alla privazione della pace interiore, dell’amore perduto ed irraggiungibile. Ideale idilliaco sempre stante brillante orizzonte; Nel gioco verbale della dolce lingua italiana in cui “errare” offre doppia valenza tra “vagare” e “sbagliare”. La summa nella confessione di una mancanza di stabilità e di una disperata ricerca di essa senza possibilità alcuna, e proprio per questa coscienza il non potersi fermare mai in serenità. L’uomo come squalo impossibilitato ad una condizione diversa da quella che la sua natura gli ha imposto, sottrazione dopo sottrazione di ogni sogno. Ma proprio in questa sua umanità la forza e la fede in sé nel proprio lavoro e nella speranza che con l’autodeterminazione possa raggiungere la sua eutopia. Tornare a casa da Lei, il Suo cuore. Per cui la lettera “E.” simbolicamente come congiunzione grammaticale, come ponte verso il futuro. Una seconda opera che apre la porta dopo l’esordio de “L’Illusione parigina” ad una possibile trilogia del viaggio nel suo pellegrinaggio scalzo per i sentieri della grande anima del pianeta, la donna e l’uomo congiunti nell’amore. È forte il concetto di raggiungimento, missione da compiere, come d’incompletezza, necessità vitale da superare. La cronaca racconta di un poeta di belle speranze e troppi sogni in tasca che prende la sua valigia di cartone e senza soldi in tasca né sapendo masticare la lingua volta le spalle ad un mondo, quello fiorentino, che lo aveva deluso per mediocrità umana spiccando il volo alla volta di Parigi per raggiungere se stesso lì dove sentiva che si stesse aspettando. Cose che si fanno a vent’anni. Lui ne ha 33 compiuti all'epoca.

Ne ha sprecati tanti di anni preziosi prima di rendersi conto che gli anni sono ciò che l’uomo abbia di più prezioso. Trova per la strada rose e margherite che sognava di trovare. È a casa. Sboccia anche l’amore con una signorina abruzzese d’istanza a Bologna. Per Lei e per pubblicare il libro oramai pronto decide di tornare in Italia. Mossa stupida. Persa la casa di Parigi anche a Bologna lo accompagnano fuori la porta. Non ha più niente di ciò che lo aveva reso felice. Gli sono rimaste in tasca solo le sue parole scritte, e per sopravvivere a se stesso, al deserto che ha coltivato, riprende a scrivere viaggiando. In fuga dal mostruoso sé del presente per raggiungere nel futuro il sé felice dello ieri perduto, l’asse Parigi/Bologna. Gli schiaffi presi gli donano saggezza, per cui ogni tappa è mirata. Pur conservando il suo stile personale impressionista, tiene a bada il demone della scrittura per liberarlo quando deve far male e picchiare duro. A Parigi c’era bisogno di scrivere ogni sfumatura, tutto quello che non era stato scritto prima e mai più verrà. Ma l’Italia necessità di un’altra narrazione, è un paese decadente che ha dimenticato la sua gloria e grandezza. Va ridestato dal coma in cui dopo 35 anni d’impoverimento culturale indotto dalla televisione commerciale e dalla visione berlusconista edonista egotista del mondo che il paese si è sciroppato senza reagire sia caduto. Oggi nel migliore dei casi gli italiani si vergognano di essere nati in questa nazione. Quanta amarezza! La nostra famiglia tra le più nobili ad aver contribuito al progresso civile umano, ridotta a barzelletta di cui si prova imbarazzo a pronunciarla. Per cui l’autore prova nei suoi viaggi, sfruttando l’abile scusa di portare poesia e letteratura su e giù per il bel-paese, a dipingere i limiti delle città e delle sue anime confrontandole specularmente con un glorioso passato dimenticato ed abbandonato alla memoria in quei musei a cielo aperto che sono i cimiteri, o come nel caso di Marciana Marina all’isola d’Elba, luogo sacro al poeta, nel monumento millenario della Torre saracena. Ovviamente ogni polis ha le sue specifiche da trattare. Aspetti del paese reale che s’intrecciano con le disavventure personali dell’autore. Da lì troviamo nel capitolo iniziale l’incontro tra la Firenze popolana della piazza del 25 aprile vista due volte ad un anno di distanza per coglierne la banalità ripetitiva nel cliché, pur valorizzandone il principio inestimabile dell’antifascismo, contro la Firenze bene che spreca l’esistenza nella miseria del locale di tendenza.

Davanti a uomini fantocci da un lato e l’altro viene ad ergersi il pantheon delle itale glorie. Il viaggio prosegue a Milano librandosi nella complessità della città meneghina nel confronto dicotomico dell’alieno immerso in una realtà che non gli appartiene. Col velo dell’ipocrita sinistra italiana accompagnato dallo svelamento del vuoto a casa dell’impero del male nella domus Mediaset. Per concludere nella sacralità del Monumentale al FameDio. Sull’Elba detto sopra. Quello su Bologna invece è un capitolo personale che racconta il dramma sentimentale del poeta con l’acme dell’ictus alla madre, avendo come svuotino consolatorio la grazia della Certosa. Genova diviene un racconto dal duplice valore perché in qualità di città di mare oltre alla nobiltà cimiteriale, permette all’autore di scrivere del suo grande amore blu. In più è la città dei fatti del G7 del 2001. Episodio chiave per la sua generazione che in quei giorni drammatici uscì dalla stanza dei giochi per non tornarvi più. Tema che porta direttamente a Roma dove per specifico messaggio il poeta rifiuta di scrivere d’altro che non di morti. Roma simbolo per eccellenza della decadenza italica. Come il capitolo sarcastico sul Mezzogiorno o quello gioco sul nordest/ovest, o ancora il canto d’amore per le isole maggiori. Citazioni per toccare con licenza ogni terra d’Italia. Pavia invece riprende il filo disperato ereditato da Bologna. Mentre quello abruzzese composto di tre poesie è un omaggio alla donna amata e perduta. Infine Marradi e l’inchino sulla tomba di Dino Campana. A completare il quadro del viaggio due poesie alfa e omega del libro, poste come dioscuri a protezione della sacralità dello scrivere e che in quanto tali non devono essere spiegate per non ammazzarle. Non so cosa domani la mia penna sarà mossa a scrivere senza sosta, ma posso dirvi che continuerò a farlo finché non tornerò a casa da Lei, Eternamente Errando Errando.
Ultima avvertenza : Questa lettera d'amore non avrete modo di leggerla in ordine cronologico, ma dovrete viverla come mappa geografica di un esilio peregrinante senza fine. Buon viaggio umanità.

Jonathan Rizzo