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Saturday
21
APR

Proiezione del film "Diorama" con il regista Demetrio Giacomelli

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Sabato 21 aprile ore 21,00 – Sala Cantoni
Proiezione del documentario/film “DIORAMA”
Il rospo, la cicogna e la rondine: protagonisti di un film che esplora la presenza di animali selvatici in città. Girato a Gropello Cairoli, Milano e sul lago di Como, premiato al Torino Film Festival.
Il regista Demetrio Giacomelli dialogherà con Gianluca Tana

Il rospo, la cicogna e la rondine.
Diorama racconta l’incontro
tra l’uomo e l’animale selvaticoin cittá.
Attraverso l’osservazione delle attività
che avvicinano i protagonisti
delle tre storie al mondo animale,
si rivela una dimensione intima,
qualcosa che non si vede immediatamente
ma che è nell’uomo da sempre
e che soltanto attraverso un’alterità può
ritornare alla sua vera essenza, forse.

La risposte alla domanda “chi è il re di internet?” è semplice: il gatto. Spiegare il perché è già più difficile.
Ancor prima di You Tube l’uomo preistorico, nelle pitture rupestri, anticipava i gusti odierni prediligendo la raffigurazione della vita animale rispetto ad altri soggetti.
Dalle grotte di Lascaux, passando per Topolino sino a Au Hasard Balthazar di Bresson, l’universo delle immagini creato dall’uomo è stato popolato da un infinito numero di animali. L’origine di questa predilezione è forse da ricercare nella funzione che l’animale ha avuto, involontariamente e su un piano simbolico, nel tragitto percorso dall’uomo nell’intento di costruire una propria identità separata dal resto della natura.
Nel momento in cui l’uomo ha iniziato a riconoscersi come tale, differenziandosi dal mondo circostante, l’animale ha rappresentato una parentela arcana, suscitando prima un sentimento di venerazione sotto forma di idoli totemici, sino a diventare scomoda e quindi rimossa dalla sfera umana perché priva dei requisiti necessari: anima, volontà ecc., a seconda dei tempi. Nel tentativo di realizzare un profilo di purezza che lo separi in maniera inequivocabile dal resto degli esseri viventi, l’essere umano degrada e confina gli animali attribuendo loro caratteristiche di se stesso che intende censurare.

Ma se abbiamo imparato qualcosa da Freud e Co. è che il rimosso si vendica e se non riesce a trovare spazio nella realtà oggettiva, si serve della realtà simbolica per raggiungere il nostro io profondo.
Oggi se da un lato ci troviamo in una posizione di dominio incontrastato del mondo animale, assoggettato alla tecnica e mercificato, dall’altro la nostra fede assoluta nell’antropocentrismo è crollata, lasciando spazio a nuove correnti di pensiero che si estendono sino a raggiungere la periferia in cui avevamo relegato il mondo animale. Si inizia a parlare di zooantropologia, zoomusicologia ecc., di un tentativo di portare alla luce il contributo fondamentale e positivo che i comportamenti animali hanno avuto nella costruzione della società umana e dei suoi valori. Una spinta evolutiva dal
“basso”. Questo è quello di qui si vuole parlare in questo documentario. Di comunità di uomini che si formano e si raccolgono intorno al mondo animale, anche se con confini e intenzioni differenti. Un documentario diviso in tre episodi che raccontano l’incontro tra l’uomo e l’animale selvatico in cittá.

Il documentario si divide in tre linee narrative ambientate ognuna in un luogo diverso all’interno del perimetro della regione Lombardia.
Il primo episodio è ambientato sul Lago di Como durante il periodo di riproduzione del rospo comune che avviene nei mesi tra marzo e giugno. Questi animali, che durante il resto dell’anno vivono nel bosco, sono spinti dal proprio istinto verso le acque del lago, dove avviene il concepimento e la deposizione delle uova.
Tra i monti e il lago passa la strada provinciale che interrompe la loro discesa e provoca ogni anno la morte di centinaia di esemplari, travolti dalle automobili. Un gruppo di volontari di Milano tenta da anni di contenere le perdite, aiutando i rospi ad attraversare la strada. In questo caso attorno all’animale si è formata una comunità
in guerra con la propria specie. I volontari, integrandosi alla massa in discesa dei rospi, ne condividono il destino caricando ogni esemplare salvato di un’emotività che travalica i confini tra uomo e animale.

Nel secondo episodio vediamo un gruppo di birdwatchers monitorare la vita all’interno di una colonia di rondoni formatasi sulle pareti esterne dello stadio Meazza di Milano. La scelta di questa struttura come luogo di nidificazione avviene a causa di una “svista” cognitiva a cui i rondoni sono soggetti. Questi uccelli, che in natura costruiscono il proprio nido nelle cavità delle scogliere, ravvisano nell’architettura ciclopica dello stadio le condizioni necessarie al proprio habitat, insediandosi all’interno delle fessure nel cemento. I lati dello stadio sono percepiti dai rondoni come grandi pareti rocciose a ridosso di un “mare” d’asfalto.
La continua pratica di osservazione diretta dei birdwatchers verso questo fenomeno, permette loro di avvicinarsi al punto di vista degli uccelli. Gradualmente ai loro occhi la struttura dello stadio si smembra in anelli, sezioni, perdendo la propria conformazione. Lo stadio, costruito per essere un enorme dispositivo ottico centralizzante ad uso sociale, viene involontariamente sbalzato fuori dal suo baricentro dalla semplice presenza animale e vissuto dai birdwatchers in maniera totalmente diversa dal resto delle persone.

L’ultimo episodio racconta il rapporto instauratosi tra i lavoratori di un industria farmaceutica e una coppia di cicogne che da cinque anni ha scelto un traliccio all’interno dello stabilimento per costruire il proprio nido. L’arrivo della cicogna in primavera è atteso dai dipendenti che seguono la deposizione delle uova e la nascita dei piccoli con partecipazione. Alcuni di loro si sono dotati di binocoli per seguire quotidianamente tale avvenimento.
La cicogna scardina la linearità della catena di montaggio, consentendo agli operai di ritrovare l’esperienza del tempo ciclico della natura, persa nel continuum amorfo della produzione industriale. Anche la fabbrica ne esce cambiata: da anonimo luogo di lavoro diventa meta di gite da parte delle scolaresche delle città vicine.
Tre luoghi e tre comunità differenti quindi, ma unite nell’accettare l’altro da se, rappresentato dagli animali, e ad esserne modificate.