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Thursday
05
APR

Stan Getz & Jobim

21:00
23:00
Blackmarket Hall - Rione Monti
Event organized by Blackmarket Hall - Rione Monti

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Nei primi anni ’60 Stan Getz è già uno dei più quo­ta­ti te­nor­sas­so­fo­ni­sti della cor­ren­te cool jazz da al­me­no un de­cen­nio, le sue prime ma­no­vre di av­vi­ci­na­men­to alla mu­si­ca bra­si­lia­na ri­sal­go­no al 1962 quan­do, in­sie­me al chi­tar­ri­sta Char­lie Byrd, dà alle stam­pe Jazz Samba, album be­st-sel­ler che darà ori­gi­ne alla fa­sci­na­zio­ne del­l’e­mi­sfe­ro nord per il sound e beat ca­rio­ca.
Il la­vo­ro è se­gui­to a breve di­stan­za da altre "spe­ri­men­ta­zio­ni" a tema, l’al­bum con ar­ran­gia­men­to per big band e una col­la­bo­ra­zio­ne con Luiz Bonfà in ogni caso non riu­sci­ran­no ad egua­gliar­ne i fasti sti­li­sti­ci pur man­te­nen­do un ec­cel­len­te stan­dard qua­li­ta­ti­vo. Per il nuovo la­vo­ro Getz punta drit­to alla va­rian­te sti­li­sti­ca del samba, una mo­di­fi­ca­zio­ne me­lo­di­co/rit­mi­ca priva di slan­ci dan­ze­rec­ci, dal­l’in­cipt mi­ni­ma­le, sof­fu­so, di re­spi­ro eli­ta­rio, quel­la che il pro­dut­to­re Creed Tay­lor bat­tez­ze­rà "la raf­fi­na­ta per­sua­sio­ne del jazz-sam­ba", la bossa nova; ca­pi­scuo­la della nuova cor­ren­te sono il poeta Vi­ni­cius de Mo­raes, il com­po­si­to­re An­to­nio Car­los Jobim, la chi­tar­ra e la voce di Joào Gil­ber­to.
Le se­du­te di re­gi­stra­zio­ne per Getz/Gil­ber­to hanno luogo pres­so gli A&R Stu­dios di New York il 18 e 19 marzo ’63, Getz al sax, Joào Gil­ber­to voce e chi­tar­ra e An­to­nio Car­los Jobim (au­to­re di quasi tutti i brani in sca­let­ta) al piano, per il basso la scel­ta cade su Tommy Wil­liams, men­tre la let­tu­ra me­tri­ca del bat­ti­to è af­fi­da­ta al bat­te­ri­sta Mil­ton Ba­na­na, vo­la­to da Rio a New York su espres­sa di­ret­ti­va di Jobim.
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Nel marzo dello stesso anno si riunì, sempre a New York, un gruppo decisamente più affiatato e meglio assortito. Jobim ebbe maggior voce in capitolo e Getz si trovava ormai perfettamente a suo agio con il ritmo e la melodia della bossa nova. Ma soprattutto, il protagonista del nuovo disco doveva essere João Gilberto con la sua voce nasale e la sua magica chitarra. In due storiche sessioni, registrate da Phil Ramone, agli A&R Studios di New York, il 18 e il 19 marzo, il gruppo, composto anche da una sezione ritmica brasiliana in cui spiccava il batterista Milton Banana, registrò una decina di pezzi che sono entrati nella storia sia del jazz che della musica brasiliana.

Divenne uno dei maggiori interpreti di quel jazz elegante e sofisticato che fece furore negli anni Cinquanta, creando anche una sorta di nuovo stereotipo del musicista jazz. Prima di allora il jazz era immancabilmente caldo, energico, euforico. Con l' avvento dei californiani nacque parallelamente la figura del solista contenuto, misurato, astratto, con enorme successo presso tutta una generazione di appassionati che, per la prima volta, se escludiamo rare antiche eccezioni come Bix Beiderbecke, potevano contare su idoli bianchi, e con valenze culturali lievemente differenti dalla matrice afroamericana. Questa etichetta è stata motivo di fascino, ma anche di alterne fortune per Stan Getz, esaltato e poi rifiutato a seconda dei momenti storici. Tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta, divenne anche sinonimo, suo malgrado, di un certo jazz considerato reazionario, o comunque fortemente conservatore, visto che la sua lieve, raffinatissima eleganza appariva decisamente stridente in anni in cui il jazz nero era tornato alla ribalta con tesi esteticamente e politicamente rivoluzionarie. Circostanza che nei primi anni Settanta, in una esibizione a Umbria Jazz, gli valse un' accesa contestazione da parte del pubblico giovanile. Ma queste alterne fortune non sono dovute solo ai cicli storici. Lo stesso Stan Getz ha avuto periodi alterni di creatività e di forma, anche a causa di una dedizione agli stupefacenti che gli ha causato problemi rilevanti. Altra sua celeberrima rinascita fu ai primi anni Sessanta, quando grazie ad un sodalizio con Joao e Astrud Gilberto, realizzò dischi ormai leggendari che gli regalarono un momento di enorme popolarità, e anche importanti riconoscimenti, come il Grammy per il miglior album, mai riservato ad un disco di jazz. Si scoprì per l' occasione che il matrimonio tra jazz e samba poteva produrre risultati eccezionali, o meglio che la sofisticata, dolce, sussurrata anima della bossa nova si univa a meraviglia col soffio elegante e corposo di questo fine virtuoso del sassofono. Questa della bossa nova rimase a lungo un' etichetta di grande successo, ma anche una prigione per Stan Getz, quasi obbligato nei suoi concerti a improvvisare su Desafinado o Girl from Ipanema per le pressanti richieste di pubblico. A suo merito va detto che, anche se il suo stile lo datava immediatamente alla grande stagione del jazz californiano, cercò spesso di rinnovarsi, almeno fin dal 1965 quando formò un gruppo con Chick Corea, Gary Burton e Steve Swallow, perfetti rappresentanti di quella nuova leva del jazz che in quegli anni stava sperimentando zone di confine tra jazz e rock. Rimane un esempio di grande stile improvvisativo, sempre attento a cercare la nota interessante, formalmente tornita, mai scontata, grazie anche ad un timbro strumentale rimasto ancora oggi proverbiale.

Sax Michele Villari
chitarra Gabriele Pierri
contrabbasso Massimiliano Pischedda