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Wednesday
28
MAR

Il Club dei 27 // il documentario di Mateo Zoni al cinema King

20:30
21:45
Teatro Machiavelli
Event organized by Teatro Machiavelli

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IL CLUB DEI 27
un film documentario di Mateo Zoni

MERCOLEDI 28 MARZO ORE 20.30

AL CINEMA KING, VIA DE CURTIS 14 - CATANIA


Trama
Ventisette sono le opere del massimo compositore nazionale. Nel paese del melodramma c'è il Club esclusivo dei 27 - e non è il Forever 27 delle rockstar morte a quell'età, ma "solo" di vere e proprie persone che si chiamano come le opere di Giuseppe Verdi. Si presentano così: "Piacere, Traviata, Rigoletto, Giovanna d'Arco..." eccetera, eccetera. Tutto scorreva nel dolce furore di questi abitanti di pianura, fino all'arrivo di un ragazzino, Giacomo Anelli: si è procurato una divisa, la stessa spilla, vuole essere uno di loro. Un altro miracolo del maestro? Forse. O probabilmente, tutto calcolato, tra questa gente piena di "sinistra inclinazione musicale", come scriveva Bruno Barilli. Finzione o realtà? Sono le domande di chi si imbatte per la prima volta in questa storia, talmente incredibile da sembrare costruita nei dettagli. Così reale da apparire inventata al cinema, che a sua volta è una menzogna per raccontare la verità.

27 are the operas by the greatest Italian composer of all times. In the land of melodrama there’s an exclusive 27 Club - not the Forever 27 of rockstars who died at 27, it’s simply 27 men named after Giuseppe Verdi’s operas. They introduce themselves as Traviata, Rigoletto, Giovanna D’arco etc. From the sweet wrath of these plain-dwellers everything was evolving peacefully until an eleven-year-old child came along: he’s got their uniform, their pin - he really wants to be one of them. A new miracle of the Maestro? Maybe. Or more likely, considering these people’s sinister musical inclination, as Bruno Barilli wrote, everything’s carefully planned. Reality or fiction? That’s what people who stumble upon this story ask themselves. It’s a story so unbelievable it seems fabricated in every detail and so real it seems unreal when told on that silver screen which lies to tell the truth.



PREMI VINTI
VISIONI ITALIANE 2018 Premio giovani – Visioni DOC
Premio attribuito dalla giuria di giovani studenti del Liceo delle Scienze Umane Laura Bassi di Bologna

VISIONI ITALIANE 2018 Premio Speciale per la comunicazione storica e la documentazione del presente
Assegnato dagli studenti del Master di Comunicazione Storica dell’Università di Bologna

CAST
Giacomo Anelli
Noa Zatta
Irene Carra
Ettore Scarpa
e
Claudio Guain

DIRETTO, SCRITTO E SCENEGGIATO DA
Mateo Zoni

PRODOTTO DA
Giorgio Magliulo, Alessandra Acciai, Roberto Lombardi, David Moscato, Filippo Viola


NOTE DI REGIA
Un film su Verdi nel 2018. Ciò che sembra un paradosso, un anacronismo, una provocazione forse, nasconde il desiderio di tornare alla radice, in questo caso della cultura: per gli inglesi c’è, prima di tutto, Shakespeare, ma per noi? Naturalmente il melodramma. In un momento in cui, dalle fiction generaliste ai blockbuster americani, si svende Melò facile, grida vendetta il modo sublime e primitivo della Lirica. Anche un'occasione per dire che, in fondo, ciò che crediamo attuale è spesso vecchio, stantio, e forse quindi, il mondo fuori dal tempo dell’Opera, è proprio la distanza giusta per raccontare quello asettico, iperglobalizzato di oggi.

Ora, il teatro di Verdi in particolare, non ha bisogno di palcoscenico né di realismo, perché è già nella voce, nella bocca dei cantanti: “la parola scenica” - cercata ossessivamente per una vita - non è che la riduzione del testo in musica, liberata dalla psicologia e finalmente astratta. Per assonanza, quindi, mi sono reso conto che nel documentario dovevo esprimere l’irrazionale, il fantastico, l’etereo e sognato di quest’arte, proprio con il sogno di un bambino che trasfigura il suo piccolo mondo. C’è un detto per cui pare che la terra vista dalla luna mostri la muraglia cinese e l’opera lirica italiana: ecco penso che, per comunicare col mondo, si debba raccontare il piccolo piccolo e Giacomo, il bambino protagonista, è piccolo e vive in un piccolo ambiente. Non è tanto diverso dai coetanei, se non per la passione che lo consuma e rende più autentico. Una passione che fa tanto rumore, perché segreta e nascosta dal contemporaneo. Ho pensato fosse mio compito proteggerla, raccontarla in modo sì personale e delicato, ma con la spada di Otello in pugno quando canta l’Esultate.
D’altra parte, i teatri di tutto il mondo fanno il pieno di giovani con le stesse rappresentazioni da secoli (basti pensare ai sold out proprio di Otello alla Royal Opera House, diretto da Pappano), che Giacomo ha solo dodici anni, e la questione della presunta “inattualità” cade subito.

Come nell’Opera, non ho voluto un soggetto complesso, ma una struttura narrativa semplice e solida che permettesse di inventare con uno stile avvolgente. A differenza di Ulidi, il mio primo documentario che si rafforzava nel “silenzioso”, nello sparire completamente, qui invece, posta una base di realismo all’inizio - oggi indispensabile per far accettare una storia del genere - si parte per la finzione: in questo, aiutato dalla fotografia tutta luce d’ombra scintillante di Daniele Ciprì, il montaggio “bizantino” che ha ricomposto il girato col collante “storico” del repertorio Luce, di Andrea Maguolo e Fabio Ricci e, ovviamente, ça va sans dire, la musica maestosa di Verdi, mai onnipresente come oggi nei videogames, passando per Battle Royale, da Tarantino a La la land.

Si potrebbe dire che, uno dei tratti distintivi del mio lavoro, sia indagare dove cominci la fiction e finisca la realtà, con l’ambizione di dimostrare che forse differenza non c’è (siamo della stessa materia di cui son fatti i sogni, per quanto mi riguarda) perciò sono poco disposto a dare definizioni. Preferisco porre dubbi, quando il cinema vorrebbe essere rassicurante.