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Tuesday
17
APR

Bruno Arcari - L’ultimo guerriero

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Paolo Rizzo presenta "Bruno Arcari - L’ultimo guerriero" di Pier Cristiano Torre (Edizioni Liberodiscrivere).

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"Bruno Arcari - L’ultimo guerriero" di Pier Cristiano Torre
Premio 2008 Città di Chiavari

“Arcari - come scrive Rino Tommasi nella prefazione – è stato il miglior pugile italiano di ogni epoca”. Come Marciano, Tunney e Monzon si è ritirato imbattuto e con la cintura di campione del mondo ai fianchi.
Il libro ne racconta la storia. Storia in cui si identifica una città come Genova e un Paese come l’Italia alla ricerca di nuove occasioni. Nato ad Atina il 1/1/1942 trasferitosi a Genova, giovanissimo, carismatico, taciturno, modello di professionismo per dodici anni Bruno Arcari incarnerà la vittoria nella categoria dei Welter Jr. offrendo all’uomo comune una seconda vita basata sul principio dello sport.
Diventato campione d’Italia il 7 dicembre 1966 a Genova, campione d’Europa il 7 maggio 1968 a Vienna e campione del Mondo il 31 gennaio 1970 a Roma, ha fatto tre incontri in difesa del titolo italiano, quattro per il titolo europeo, nove per quello mondiale guadagnandosi la Century’s Champ cintura assegnata a chi ha detenuto il titolo mondiale per più di quattro anni consecutivi. Nell’intera storia della boxe solo quattro uomini l’hanno ricevuta. Napoles, Monzon, Alì e... Arcari.
È stato certamente una grande vedette. Ha tenuto in mano il cuore degli sportivi italiani ed ha fatto di Genova la capitale mondiale dello sport. Due le imprese che lo hanno esaltato. Il match contro Orsolics a Vienna e il secondo con Henrique al Palazzo dello Sport di Genova. Un momento irripetibile questo che vedrà ventinove Paesi collegati e terrà davanti alla televisione l’87% degli italiani, un record che polverizzava quello precedente con il 70% di audience detenuto da Italia-Germania di Messico '70.
Ma l’importanza di Bruno Arcari sconfina dall’ambito puramente sportivo; infatti segna la nascita di uno stile in cui la gloria pesa come un fardello. Questa inclinazione ad affermare la propria personalità rimanendo in silenzio di fronte alle tentazioni della celebrità immediata, trovò attenzione in diversi ambienti della cultura italiana. Scrittori e intellettuali, fra questi Pasolini, proporranno la sua concretezza di vita come un valore simbolico alternativo al vuoto delle convenzioni contemporanee.
Anche gli artisti italiani scoprono in Arcari un sostegno espressivo. Lo scultore varesino Luigi Castiglioni, lo trasformerà in un elemento dimostrativo dedicandogli una delle sue opere migliori: “Il Busto”.
Per quanto diventato famoso e invincibile Arcari sapeva che il peggior nemico per un uomo è il dubbio. Per questo non riuscendo più a rientrare nei limiti di peso della categoria dei Welter Jr. la sera del 2 settembre 1974 si era deciso a rendere vacante il titolo mondiale.
Sceso dal ring affronta la vita di tutti i giorni con l’identico senso di responsabilità con il quale affrontava gli avversari. Entra a far parte del Consiglio Federale della Federazione Pugilistica e affronta due nuovi problemi: il recupero ai percorsi educativi degli studenti a rischio di abbandono e dell’assistenza all’infanzia.
In quanto a sé medesimo Arcari così si descrive: Io sono Bruno. Voglio essere Bruno. Non il campione.

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Kowalski