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Thursday
29
MAR

L’italia che non si vede

15:30
23:00
Officine Solimano
Event organized by Officine Solimano

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Nuovofilmstudio e Ucca presentano:
L’italia che non si vede - rassegna di film “invisibili” e cinema del reale - VII edizione

Nuovofilmstudio propone la rassegna “L’Italia che non si vede”, promossa dall’UCCA e arrivata alla sua VI edizione. Il senso di questa proposta è duplice, da una parte ha lo scopo di approfondire argomenti rimossi dai media e nel contempo cerca di avvicinare il pubblico a fiction e documentari “invisibili” perché sottovalutati. In un’epoca in cui la fruizione del cinema passa, invece che nelle sale cinematografiche, su piccoli schermi per un consumo solipsistico, ritorniamo in sala dove il fattore umano completa la visione e la comprensione dell’opera filmica.

gio 29 marzo (15.30 - 21.15)
Nico, 1988
di Susanna Nicchiarelli, con Trine Dyrholm - Italia/Belgio 2017, 93'
Vincitore Premio "Orizzonti” alla 74^ Mostra del Cinema di Venezia

Christa Päffgen, in arte Nico, è stata una delle più importanti icone pop del secolo scorso. Famosa modella negli anni Sessanta, habituée della Factory di Andy Warhol, cantante del gruppo musicale Velvet Underground e musa di Lou Reed, che nell'ultima parte della sua vita intraprende la carriera di solista girando per l'Europa e interpretando i suoi brani con una band inglese. Ambientato tra Parigi, Praga, Norimberga, Manchester, nella campagna polacca e il litorale romano, "Nico, 1988" è un road-movie dedicato agli ultimi anni di Nico. Christa vive una seconda vita dopo la storia che tutti conoscono, quando inizia la sua carriera da solista. Il film racconta gli ultimi tour di Nico e della band che l’accompagnava in giro per l’Europa negli anni ’80: anni in cui la “sacerdotessa delle tenebre”, così veniva chiamata, ritrova se stessa, liberandosi del peso della sua bellezza e ricostruendo un rapporto con il suo unico figlio dimenticato. È la storia di una rinascita, di un’artista, di una madre, di una donna oltre la sua icona.


gio 26 aprile (15.30 - 21.15)
Barbiana '65 - la lezione di don Milani
di Alessandro D'Alessandro, Italia 2017, 62'

Barbiana, dicembre 1965. Il regista Angelo D’Alessandro sale nel Mugello, in Toscana, per un’inchiesta sull’obiezione di coscienza. L’incontro con Don Lorenzo e i ragazzi della Scuola di Barbiana cambieranno i suoi obiettivi. D’Alessandro “raccoglie una testimonianza” unica, condivisa dallo stesso Don Lorenzo che narra, che parla, che spiega. Il film nasce dal recupero del materiale ripreso dall’unico cineasta cui sia stato concesso di effettuare delle riprese della vita quotidiana della scuola. Le immagini del 1965 ci mostrano chi fossero i primi allievi di Don Milani. La sua scuola si rivolge soprattutto agli ultimi, ai figli degli operai e dei diseredati. Lo scopo del sacerdote è chiaro, far diventare i suoi allievi dei cittadini veri, uomini capaci di andare in fondo alle cose, a ragionare con la propria testa, con la scrittura collettiva, la lettura dei giornali, i ragazzi più grandi che insegnano a quelli più piccoli. Intorno a queste immagini si sviluppa il racconto con le testimonianze di Adele Corradi, l’insegnante che ha vissuto l’esperienza di Barbiana, di Beniamino Deidda, ex Procuratore Generale di Firenze che dopo la morte di Don Lorenzo ha continuato a insegnare ai ragazzi della scuola di Barbiana, e Don Luigi Ciotti.


gio 31 maggio (15.30 - 21.15)
Aperti al pubblico
di Silvia Bellotti, Italia 2017, 60'

All’Istituto Autonomo per le Case Popolari di Napoli e Provincia lavorano circa cento persone. Ogni martedì e venerdì, quando gli uffici sono aperti al pubblico, gli impiegati ricevono gli utenti che abitano nei 40.000 alloggi che l’Istituto gestisce. Il loro compito primario è quello di ricercare soluzioni pratiche per i problemi dei cittadini e di avviare l’iter burocratico per perseguirle. A volte non è facile trovare procedure adeguate per far fronte alle richieste e nell’ufficio si accendono animate discussioni. Altre volte, invece, i racconti personali e la passione con cui gli utenti perorano la propria causa sono in grado di emozionare anche il più freddo dei funzionari fino a spingerlo, ove possibile, a forzare gli ingranaggi della macchina burocratica. In quei momenti le stanze dell’Istituto diventano un palcoscenico, in cui tutti tentano il tutto per tutto pur di raggiungere i propri scopi e per ottenere un po’ di comprensione. Il ruolo degli impiegati è dunque quello di fare da ponte tra due mondi che non riescono a comunicare tra loro e richiede di attingere continuamente alla propria esperienza e sensibilità personale. "Aperti al pubblico" rende questo sforzo e traspone l’ironia dei protagonisti davanti all’inefficienza delle istituzioni e la caparbietà con cui, nonostante tutto, decidono di darsi un po' al pragmatismo e un po' alla sorte.