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Wednesday
28
MAR

Incontro Cristina Mantis e proiez. Docu-Film 'Redemption Song'

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Quelolab
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Mercoledì 28 Marzo, al Quelolab! Incontro con la regista Cristina Mantis e proiezione del documentario-film 'Redemption Song'
Introduzione a cura di Martino Ciano

Cristina Mantis:
"...Sento il cinema come arte ma anche come missione, e nel caso di Redemption Song ho messo tutto il mio impegno per parlare di un genocidio che dimentichiamo mentre sta accadendo sotto i nostri occhi. Volevo creare empatia, tra il Nord e il Sud del mondo. Dare un contributo per mettere a tacere le discriminazioni, per abbattere i muri dentro ancor prima che quelli fuori. Riaffermare la libertà di movimento di chiunque, il diritto di ciascuno di partire, di emigrare, ma parimenti anche il diritto che ha ogni essere umano di poter restare a vivere pacificamente e dignitosamente nella propria terra. E poi volevo parlare di Redenzione. Della necessità di un riscatto per la gente d'Africa, che li porti a liberarsi da quel senso atavico di schiavitù che paradossalmente l'incatena al mito dell'occidente, ma anche di un nostro riscatto, della liberazione del mondo occidentale dal suo senso di superiorità e dal modo "colonizzatore" di guardare all'Africa. Sostanzialmente Redemption Song mira a sollecitare una de-colonizzazione dello sguardo."

REDEMPTION SONG
Sinossi del docu-film

Nel momento più caldo delle migrazioni e degli sbarchi sulle coste europee, Cissoko, un profugo nordafricano, decide di tornare in patria per allertare i suoi fratelli sui molteplici rischi incontrati durante il viaggio: sente forte di dover dare un contributo ad arginare la perdita umana dell'Africa. Giunto in Guinea inizia a fare delle proiezioni che informino la sua gente anche sulle precarie e dolorose condizioni in cui si ritrovano a vivere in Europa molti immigrati, vittime di un sistema legislativo che li riguarda inappropriato e discriminatorio, che se da un lato continua a negare loro la libertà di movimento, dall'altro li consegna di fatto a nuove forme di schiavitù. Si sposta così in Senegal, ad Ile de Gorée, l'isola degli schiavi, per una più forte riflessione, che contempli per molti, pensieri nuovi e coraggiosi, come la decolonizzazione dello sguardo verso il mito dell'Occidente.

“Virtualmente” accompagnato nel suo viaggio da alcuni artisti che rafforzano il sound emotivo e dal ricordo di Thomas Sankara, il protagonista sollecita senza sosta la sua gente verso un’emancipazione interna e della propria terra, riflettendo sulla estrema necessità della cessazione dei conflitti che spezzano vite, determinando nel migliore dei casi, fughe traumatiche e calvari senza fine. Il protagonista sente di dover convingere i suoi fratelli dell'importanza di una vera unione che determini, dove possibile, la cessazione dei conflitti che tanto impoveriscono la propria terra e le prospettive del proprio futuro, e porta ad esempio i discendenti degli schiavi che vivono nei quilombi brasiliani, che lui va ad omaggiare, e che trova, pur in mezzo a mille difficoltà, sorprendentemente uniti e fieri delle loro origini africane.

Prodotto da Solaria Film e LAGO Film e distribuito da Movimento Film, il documentario è riconosciuto di Interesse Culturale con il sostegno del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Ha vinto il premio Rai Cinema al Festival Visioni dal Mondo ed è patrocinato da Amnesty International con la seguente motivazione: "Redemption song è un'opera assolutamente originale, che si distingue in un panorama molto ricco di documenti filmati sull'immigrazione. Non parla solo dell'andata, ma anche del ritorno. E del viaggio e della scoperta, come desideri primari, insopprimibili dell'essere umano".

Redemption Song è stato presentato alla Camera dei Deputati lo scorso 28 marzo. Avendo come mission quella di una migrazione consapevole, cioè di dare un'informazione corretta sulle molteplici insidie connesse al viaggio migratorio, ci ha portato a lavorare sodo, oltre che per la sua veicolazione in Italia e in Europa, anche e soprattutto per un tour di sensibilizzazione fortemente impattante in alcuni paesi africani come la Guinea, Mali, Burkina Faso, Senegal, Mali, Niger, in cui alla proiezione di Redemption Song segua un efficace dibattito e, quando possibile, un concerto. Ed è a tale scopo che il progetto è stato presentato alla Camera, dalle ONG Link 2007, da alcuni esponenti della Cooperazione Internazionale e da alcuni rappresentanti delle diaspore. Nel mese di ottobre 2017 riceve un finanziamento dal Fondo Africa, per l'attuazione del programma di sensibilizzazione, che dobrevve partire nei primi di marzo 2018.

http://www.onuitalia.com/2017/03/30/migrazioni-informate-e-consapevoli-redemption-song-alla-camera-per-10-anni-link-2007/

http://www.onuitalia.com/2017/10/26/migrazioni-consapevoli-italia-approva-fondo-per-progetto-redemption-song/

Redemption Song - approfondimenti
Motivazioni, Obiettivi

Pur considerando l'atto di migrare un diritto inalienabile di ogni essere umano, di fatto la libertà di movimento non è uguale per tutti, con la diretta conseguenza che la più parte dell’emigrazione a cui stiamo assistendo rimane rischiosissima. In attesa dunque che le politiche europee ed africane trovino delle soluzioni davvero risolutive, soprattutto in materia di visti, corridoi umanitari, apertura frontiere, cessazione di conflitti... abbiamo sentito l’urgenza di realizzare questo documentario, con l'obiettivo primario d'informare i giovani africani sulle molteplici insidie dell’odierna emigrazione, sollecitandoli a nuove riflessioni attraverso il toccante racconto del loro fratello Cissoko. Per coloro che fuggono dalla povertà rischiando la vita, l'invito è quello di considerare quella scelta attentamente, prima di lasciare la propria terra e il proprio mondo d’affetti, contemplando invece quella di restare in Africa spingendo innanzitutto e in ogni modo, i propri governanti ad occuparsi del proprio popolo. Altro è il discorso per i profughi di guerra o per coloro vittime di qualsiasi tipo di persecuzione per i quali certamente la fuga dal proprio paese è, al contrario, quanto di più necessario e auspicabile esista, e con essa il richiedere asilo in un paese sicuro. Questo è uno dei temi affrontati nel documentario, dove però il protagonista, lui stesso un richiedente asilo, mostra in riprese da lui stesso girate nei centri d’accoglienza, la sorta di limbo in cui si trovano a vivere per mesi, a volte anni, i migranti, incastrati e avviliti nell’assurdo meccanismo che regola la pratica della richiesta d’asilo. E ovvio che a partire da questo, implicitamente, il documentario suggerisca la necessità di un’accoglienza degna di chiamarsi tale e di successivi percorsi di vera integrazione.
Il documentario ha però nel titolo il suo manifesto: Redemption Song, preso in prestito da Bob Marley, è il canto di redenzione e riscatto pacifico che il protagonista sogna per la sua gente e per la sua terra. Lontanissimo dal discorso “dell’aiutiamoli a casa loro”, il documentario si muove su un articolato discorso emotivo, che sul ricordo di Thomas Sankara invita gli africani a riappropriarsi del proprio destino, a riprendere in mano la propria vita, innanzitutto “rialzandosi” spiritualmente dalla schiavitù che li ha piegati per secoli e che, nel rapporto contraddittorio che spesso s’instaura tra vittime e carnefici, ha contribuito alla creazione e radicalizzazione del falso mito dell’occidente. Redemption Song, scritto a quattro mani con Aboubacar Cissoko, rendendoci inoltre partecipi del dolore dell’abbandono in chi parte e in chi resta e, allo stesso, tempo delle difficilissime condizioni di vita e povertà da cui partono molti migranti in cerca di un lavoro e di una vita migliore, credo restituisca un discorso altamente empatico, necessario anche per il superamento di tanti pregiudizi discriminatori che ancora faticano ad essere superati.
Convinta che il discorso culturale resti la base per qualsiasi incontro, crescita e cambiamento, credo che Redemption Song, per gli argomenti trattati, oltre che essere indirizzato al variegato pubblico africano, possa essere stimolante anche per ulteriori approfondimenti sul tema dell'accoglienza e dell'integrazione anche qui in Italia e in Europa. Contribuire a farsi ponte o comunque strumento di sensibilizzazione tra il Nord e il Sud del mondo, è sicuramente un'altra importante mission di questo progetto, nato da un pensiero autoriale assolutamente libero e realizzato in circa tre anni, tra riprese e montaggio.@

Venue

Quelolab