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Tuesday
03
APR

Una ragazza lasciata a metà

20:45
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Teatro OUT OFF
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Una ragazza lasciata a meta’
di Eimear Mcbride
traduzione Riccardo Duranti
con Elena Arvigo
regia e elaborazione drammaturgica Elena Arvigo
scenografia Alessandro Di Cola
disegno luci Manuel Molinu
assistente alla regia Tullia Attina’
foto di scena Manuela Giusto

Rassegna Stampa On Line Link : https://issuu.com/elenaarvigo/docs/rassegna_stampa_una_ragazza_lasciat_cfda063de6c3b2

L’intenso romanzo d’esordio dell’irlandese Eimear Mcbride “Una ragazza lasciata a meta’”-libro rivelazione di rara e preziosa intensita’ vincitore di numerosissimi premi e definito all’unanimita’ della critica definito un “disturbante capolavoro “ racconta il percorso di crescita lasciato a metà di una ragazza nella cronaca del rapporto con il fratello : c’è una ragazza, la narratrice, e c’è suo fratello, il suo “tu” – Non ha un nome la ragazza di Eimear McBride ma ha una voce ed è una voce potente e brutale .
E’ attraverso la voce della “ragazza a meta’ “che fluiscono e pulsano i pensieri di chi le sta intorno come se fossero i propri. I due fratelli sono i due poli di una galassia famigliare sospesa tra salvezza e perdizione . Non tanto dunque semplicemente un flusso di coscienza quanto potente ,inconscia e ininterrotta insurrezione contro un'esistenza feroce.
Non soltanto la ragazza-narratrice di questo romanzo è una cosa lasciata a metà, ma lo è anche il suo linguaggio, La punteggiatura rompe ogni regola e convenzione letteraria e ci costringe a un tuffo dentro la pericolosa sintassi dell’emozione .

Note di Regia
La ragazza lasciata a meta’ canta della ferita aperta e questo canto in stream of consciusness chiede di lasciarsi trasportare al largo da onde sempre più alte che attirano i corpi verso abissi bui , e chiede che nell’immergerci in questo oceano di dolore e rabbia per il mondo degli adulti, si lasci a tr la paura delle emozioni crude . Questo racconto è intimo viaggio nei pensieri, nei sentimenti e nella sensibilita’ caotica di una ragazza vulnerabile e “quasi” perduta .Sempre presente e innegabile e’ infatti dall’inizio alla fine , anche nei momenti più bui e dolorosi del testo , lo slancio vitale che rende questa confessione un ‘estrema e potente possibilità di salvezza.Il romanzo è fittissimo di preghiere che entrano nel discorso della narratrice: preghiere abbozzate, preghiere interrotte .Si potrebbe dire quasi che questo libro intero è il tentativo di tessere una preghiera. Non verso il Dio cristiano, ma verso quel "tu", il fratello sull'orlo del precipizio.
*Il romanzo ha vinto in Irlanda e Regno Unito numerosi e prestigiosissimi premi (il Goldsmiths Prize nel 2013, il Bailey Women’s Prize for Fiction, il Kerry Group Irish Novel of the Year Award e il Desmond Elliott Prize nel 2014)


DALLA RASSEGNA STAMPA

Corriere della Sera – 14 Dicembre 2017 di Franco Cordelli

[...]Non credo che «questa grande attrice» (così Sergio Lo Gatto) avesse in mente un simile effetto. Ma cos’è quel suo interrompersi, impossibilitata ad andare avanti e riprendersi; cos’è il suo saltare da un leggìo all’altro (ce ne sono sei); cos’è il suo aggrapparsi alle aste, che reggono le parole ancora non cadute come le foglie dorate che sono ammucchiate a terra, quelle aste che sono rami di un albero? Non è che non parli, Elena; come nel romanzo parla per ogni familiare, smozzica, taglia, mette punti invece di virgole. E poi si copre la bocca con la mano destra e gli occhi con la mano sinistra e di nuovo, con la destra, si tocca la fronte, la lascia cadere lungo il fianco — quasi non avesse più la forza. Allora si allaccia il giubbetto, tira su la lampo, ficca le mani in tasca, si piega su quel bianco, minuscolo inginocchiatoio. «Ho conosciuto un uomo che mi ha picchiata. Ho conosciuto un uomo che mi ha rotto il braccio. Ho conosciuto un uomo che mi ha chiesto cosa ci fai in giro a quest’ora. Ho conosciuto un uomo. E mi sono coricata». E io, spettatore e critico, mi sono poggiato al muro e, perduto in quella rabbiosa o spaurita voce, in quel corpo privo di pace, io ero felice. [...]


La Platea – 15 Dicembre 2017 di Cristian Pandolfino

[..] L’attrice estremamente sensibile qual è, Elena Arvigo riesce a regalare una interpretazione toccante, frastornata, viscerale, consegnando al pubblico una sorta di struggente lettera scritta dal luogo più solitario del mondo: l’anima di questa giovane. [..]
Il Gufetto – 11 Dicembre 2017 di Eleonora Bucciero
[..]Il pubblico incantato viene immediatamente colpito dalla semplice ma attraente disposizione scenica. esibizione davvero toccante di Elena Arvigo. La posizione in cui si pone lei nell’interpretare il personaggio, è trasversale ed è l’unico modo in cui poter far arrivare un personaggio simile. In più, risulta davvero interessante e poco comune la capacità di saper spostare l’attenzione del pubblico da una fase di ascolto ad una di pura critica. La sua azione scenica, da attrice, non è mai finita, quanto piuttosto infinita, in un perenne divenire caratterizzato sempre da qualcosa di diverso anche se apparentemente statico.
Agisce in scena come un fantasma, lascia traccia di sé e delle sue parole -. Il testo interpretato aiuta a smuovere gli animi e ad esercitare la coscienza di ognuno a scovare l’alternativa nascosta dietro ad ogni azione, anche quando ci appare quanto mai inevitabile e definitiva. [..]

IL Tabloid – 9 gennaio 2018 di Maria Chiara D’Apote

Una prova d’attrice incredibile, talmente dolorosa e faticosa !Siamo ammirati, come lo saremmo vedendo un maratoneta all’arrivo, dopo chilometri di corsa… Elena Arvigo deve cavalcare un puledro molto irascibile e quasi indomabile. Questo testo e riunificato in un solo atto grazie alla bravura dell’attrice che alla fine dello spettacolo esce come un pugile che lascia il ring. Noi siamo dalla parte dell’artista. Sappiamo cosa vuol dire quando un attore deve far vivere un testo con il proprio corpo. Le voci sono personaggi della storia narrata, che si presentano come un fiume in piena: Elena Arvigo passa da un leggìo all’altro, dove sono posizionate luci fisse calde che riprendono i colori delle foglie sparse sul palcoscenico, in una scenografia essenziale, luoghi deputati che l’attrice rende “mobili”: il clima, i paesaggi, le emozioni dei personaggi, gli eventi, si trasformano in fotogrammi ben riusciti per chi come lo spettatore ha come strumento solo la voce dell’attrice.

Teatro e Critica - 14 Dicembre 2016 –di Sergio Lo Gatto –

[..]Passando vertiginosamente dalla seconda persona rivolta al fratello alla terza persona femminile che identifica la madre, Arvigo entra ed esce dal racconto, mette in gioco una presenza intera e fragile, combattiva e arrendevole, nevrotica e paziente. Nel comporre, respiro dopo respiro, un disturbante e commovente ritratto graffiato, questa grande attrice muove una drammaturgia fisica fatta di sguardi e micro movimenti, lanciandosi da un leggio all’altro come se cercasse chissà quali risposte. Ma il finale somiglia tanto all’inizio, il dialogo tra pieno e vuoto pende pericolosamente sul secondo soggetto: come se fosse la vita a far parte della morte e non il contrario. E, sarà questo freddo dicembre, ma al momento di alzarsi dalla poltrona, anche la temperatura corporea sembrava aver perso qualche grado. [..]

Paper Street - 16 Dicembre 2016 – di Sarah Curati -

[..]Arvigo si fa lei stessa l’orlo del baratro su cui è sempre in bilico: unica attrice e narratrice su un palco sovrastato da cappelli sospesi come identità fantasma e disseminato di terra e leggii (scenografie Alessandro Di Cola). Lei è la sua voce, quella del fratello amato, della madre austera, dello zio abusatore e quella di tutti coloro che si sentono in diritto di aggredirla fisicamente o metaforicamente: cuore pulsante di dolore e rabbia mai affettato o patetico ma sempre misurato che riesce a rendere visivamente paesaggio esteriore ed interiore in ogni sguardo, ricordo, o rimozione del pensiero. [..]

Si ringraziano : Giuliano Scarpinato per il lavoro per la presentazione del spettacolo a Trend . Rodolfo Di Giammarco e Natalia Di Giammarco per aver trovato e consegnato questo testo il cui primo studio e’ andato in scena nella rassegna romana “Trend” .La compagnia degli Incamminati che ci e' stata accanto mettendosi in agibilta' durante la rassegna Trend .
Argot Produzioni che ci ha messo in agibilità' al Teatro Argot e il Teatro Out Off - nella persona di Mino Betoldo e Roberto Traverso - che ci sta accanto e ci permette di avere un palco magnifico a Milano

LO SPETTACOLO E' ARRIVATO FINO A QUI GRAZIE AL LAVORO DI ALCUNE PERSONE - DI NOME E DI FATTO - CHE HANNO DONATO IL LORO TEMPO E LE LORO RISORSE PER UNO SPETTACOLO E UN MODO DI FARE TEATRO IN CUI CREDONO .

RINGRAZIO DUNQUE :
- Alessandro Di Cola che ha realizzato e donato le scenografie , -
- Erika Cofone e Marialuisa Giordano che si sono occupate con infinta pazienza e cura della comunicazione e degli aspetti organizzativi .
- Tullia Attinà ' che ha accompagnato lo spettacolo nel suo riallestimento a Roma .
- Carolina Ielardi che si occupa dellla parte grafica e video .

Grazie alla forza e allegria di questi incontri si e' formata una compagnia :che da tempo era solo un contenitore immaginario - un luogo del pensiero da cui prendevo forza per autoprodurmi questi spettacoli in assoluta liberta artistica ma di fatto scena nessuna risorsa economica . Dunque sotto questa stella nasce SantaRIta Teatro .

Contatti :
Erika Cofone (organizazzione e distribuzione) santaritateatro@gmail.com erikacofone@gmail.com
tel. 340 8150053

Ufficio stampa Le Staffette (MariaLuisa Giordano)
tel. 338 3500177 lestaffette@gmail.com